Verona e la famiglia tradizionale

Un principio fondamentale in natura è che la riproduzione è la conseguenza fisiologica dell’incontro tra un maschio e una femmina. I casi di partenogenesi sono rarissimi. Questo è ciò che definiamo, generalmente, un processo naturale. È inutile lambiccarsi il cervello sull’indefinibilità di ciò che è naturale (o di ciò che, per estensione, definiamo normale). Naturale è solo ciò che avviene ed è riscontrabile in natura. Poi, l’intelligenza creativa dell’uomo può apportare variazioni a questo principio in modo più o meno evidente, ma ciò attiene allo sviluppo della genetica e ha riflessi importanti sul piano etico, materia sulla quale la discussione è ancora apertissima.

Un principio fondamentale della civiltà occidentale proviene, invece, dall’Illuminismo. Voltaire sosteneva, e ciò si ritrova un po’ in tutte le costituzioni democratiche dell’Occidente: combatterò fino alla morte le tue idee ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di professarle.
Il congresso delle famiglie tradizionali, che si svolge a Verona in questo fine di settimana, è stata ed è un’occasione per fare a pezzi questi due principi sostituendoli con un altro: non puoi pensarla diversamente da me.
Da un canto ci sono i cosiddetti normali, fortemente osteggiati e, dall’altro, i cosiddetti anormali che si battono per essere considerati normali. In mezzo c’è la politica, felice di dimostrare che i primi sono di destra e i secondi di sinistra, attizzando gli animi, gli uni contro gli altri armati.
Tutto ciò è terribilmente stupido.
Si confonde la propensione sessuale, che è un fatto personale e legittimo, con la battaglia politica tra i presunti progressisti (e “tutori” dei cosiddetti diritti civili) e i retrogradi tradizionalisti,(“tutori dei valori”).
A me sembra che un terzo principio fondamentale da adottare, e che stenta ahimè ad affermarsi, dovrebbe essere quello che in camera da letto non c’è chiesa o magistrato o autorità politica che possa entrarci, tranne i diretti interessati.
Ciò detto, siamo tutti uguali di fronte alla legge, che è il portato della morale comune o della coscienza civica comune e, quindi, oscilla in funzione di questa. Politicamente, è espressione della maggioranza in quel determinato momento. Individualmente, è nella libertà della nostra coscienza se una famiglia arcobaleno è una famiglia o solo qualcosa di simile. Comunque, non è un trofeo da esibire con la iattanza di chi ha vinto, minorizzando chi non condivide questo punto di vista.
L’esagitazione integralista di certi cattolici da Torquemada fa da contrappunto alle Boldrini e Cirinnà dell’altro versante (anche se l’accostamento è improprio). Le questioni sollevate con acrimonia c’entrano poco o niente con il vero problema della nostra società civile, che è lo sfaldamento della famiglia quale è oggi.
I valori di cui spesso si parla sono quiescenti. È un fatto cui ci si può opporre, ma fino a un certo punto. La realtà prevale sulle illusioni riformistiche. Sono ben altri gli ideali perseguiti da una società, come la nostra, istupidita dalla televisione, costantemente ingannata dai media e volta all’imitazione pedissequa di modelli (che personalmente giudico pessimi) quotidianamente imposti dal mondo americano.
La gente mira a una libertà senza confini, tanto più grottesca quanto più morde la crisi e il valore del denaro, che non circola, limita le prospettive e spegne gli entusiasmi.
I modelli auspicati si fondano su situazioni effimere: il gioco d’azzardo, un’irreligiosità manifesta (in money we trust), la volatilità degli impegni (matrimoniali) e degli orientamenti (politici), il ricorso quotidiano all’evasione fiscale e al discredito costante delle istituzioni. Gli anarchici, che a migliaia manifestano a Torino contro tutto, senza un’ombra di proposta, o la contromanifestazione organizzata a Verona contro il congresso mondiale delle famiglie tradizionali in difesa di quelle arcobaleno, hanno tutti la stessa matrice. Quella dell’intolleranza contro cui manifestano.
Un figlio ottenuto da una cooperativa di operatori è una stortura morale voluta non dall’affetto verso la nuova creatura incolpevole ma dall’egoismo dei suoi partner. La famiglia arcobaleno è un’altra cosa da ciò che vorrebbe essere: l’accettazione, anche giuridica, di una situazione di fatto, ma difficilmente può essere condivisa come una variante analoga a quella di una famiglia con un padre, una madre e dei figli. Non mi sembra un punto di alto valore indicare padre 1 o padre 2, oppure madre 1 e madre 2 a un figlio ottenuto in virtù della genetica.
La libertà d’espressione è uno di quei valori che ci vengono, appunto, dall’Illuminismo. Esige il rispetto delle opinioni altrui, magari anche l’opposizione, ma non il dileggio e, tanto meno, la partecipazione politica di chi, per un verso o per un altro, cerca di accaparrare consensi ad altri fini, molto meno nobili del dibattito sulle sorti della nostra società.
Sotto la bandiera dei diritti civili si nascondono interessi occulti che, poi, si traducono in quattrini, amicizie compiacenti, corruttele morali ed effimere notorietà. Spazzatura.
Questa è l’ennesima riprova del fatto che i temi etici non sono sul banco del mercato alla mercé del passante e che l’intrusione della politica è quanto mai devastante, perché porta con sé valutazioni e interessi distorcenti.
Se indubbia è la crisi della famiglia, non certo risolta con l’accettazione di quella arcobaleno, le questioni da affrontare sono anzitutto etiche e culturali, non politiche.
Ciò che sta accadendo a Verona è solo il sintomo di un’involuzione etica e di un’intolleranza diffusa o partigiana, al punto da non accettare posizioni contrarie alle proprie. Non è una questione politica, ma solo d’inciviltà corrente.

Stelio W. Venceslai

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