La capacità dell’ignoranza

Mentre da noi si discetta sul nulla, preparando i ferri per le prossime elezioni europee, parlando di tutto, tanto per dare l’impressione che il governo giallo-verde sia presente sul campo, attivo e voglioso di fare, l’industria langue, il denaro scarseggia, i risparmiatori sono preoccupati e gli investitori scompaiono. Se c’era una cosa da fare, subito e importante, era pagare i debiti dello Stato e attivare gli investimenti pubblici, le cosiddette grandi opere. Troppo impegnativo per i cervelli dei nostri governanti, non lungi ma cortomiranti.

Le elezioni europee sono alle porte, ma non si ha alcuna idea delle proposte che le parti avverse presenteranno agli elettori. Di acqua fresca ce n’è poca, di stantia molta. Tutti vogliono cambiare, chi sul solco della cristianità, chi su quello del sovranismo, chi su quello della socialità. Di riforma delle Istituzioni europee non se ne parla proprio ed è lì il vero problema.
Intanto, il mondo cammina, male ma cammina.
In Venezuela, il braccio di ferro Maduro-Gualdò continua. Estenuante. Nessuno interviene né per sostenere Maduro né per sostenere Gualdò. La gente muore di fame, mancano elettricità e medicine e così si va avanti, in una tenzone dove, alla fine, chi perderà sarà Gualdò, perché sostenuto da quasi tutti a chiacchiere ma Maduro ha l’esercito con sé e in un Paese democratico, l’esercito conta più delle assicurazioni dell’Occidente atlantico.
In Siria i Kurdi combattono e vincono. Combattono l’ISIS e le sue atrocità, sostenuti dagli Americani che, però, se ne vanno. Che faranno i Kurdi, con la pressione siriana, turca e russa nei loro confronti? Un altro genocidio, come quello degli Armeni?
In Libia, peggio di così non potrebbe andare. La stampa parla di guerra, ma non è altro che uno scontro fra cialtroni. Non ci sono eserciti, ma bande di guerriglieri pagati da Quatarioti, Turchi e Saudiani. Il Generale Haftar, forte del sostegno palese egiziano e saudita, sferra un attacco contro il fragile regime di Tripoli, quello di al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite perché era un uomo “politico” e non un militare. Americani e Francesi si defilano. Restano gli Italiani, con l’Ambasciata aperta sotto le bombe. Dietro Haftar ci sono anche gli Americani, alleati di Egitto e Arabia Saudita e i Francesi, da sempre in lizza per il possesso delle risorse petrolifere del Paese. Che fa l’Italia, con la sua “quarta sponda”? Invoca la pace e trattative. In Libia, di trattative se ne sono fatte quanto i capelli di un ricciuto. Inutili. La prova di forza tra Bengasi e Tripoli finirà, prima o poi, a vantaggio di Haftar, ma come finirà per la nostra presenza in quel Paese?
Che cosa faccia o pensi il nostro Governo in materia sarà oggetto di studio nei prossimi decenni. Per il momento, tutto è avvolto e coperto dalle polemiche “storiche” sul nazismo e sul negazionismo (un tema molto attuale), sulla famiglia tradizionale o policroma, sui rimborsi ai risparmiatori truffati (promessi o negati), sulle illusioni di riduzione delle tasse (opposizione alla patrimoniale e lotta all’evasione (la solita acqua fresca). Dimenticavo, poi ci sono la riduzione del debito pubblico e la riforma della burocrazia. Le solite menate. Non ci crede più nessuno.
Il gioco delle parti è che i due leader fanno finta di bisticciare, giuocano al rialzo (o al reciproco ricatto), uniti dalla passione per governare e da una crassa ignoranza sulle questioni da affrontare. Navigano a vista, e meno male che Salvini ha bloccato i porti. Se attraccassero, chissà dove finiremmo.
Però, sono convinti di durare un’intera legislatura (buon per loro) e, soprattutto, di essere portatori della verità. Sbagliano tutti: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario, la Banca Europea, l’OCSE, l’Unione europea, le agenzie di rating, le Borse, i commentatori economici e gli estensori delle statistiche.
Vedremo al DEF (il documento economico finanziario) cosa tireranno fuori. Illuminazioni, certamente, giochi da bussolotto.
Subiamo ciò che accade nel mondo, ma soprattutto, subiamo un governo imbelle, con la presunzione di capacità che deriva dall’ignoranza. Abbiamo fino ad ora avuto livelli di governo modesti, l’uno peggiore dell’altro. Al peggio non c’è mai fine. Quindi, sperare diventa negativo.
Forse, disperando, imbocchiamo una risalita dolorosa e difficile.

Stelio W. Venceslai

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